1980 Abbiamo l’esclusiva

E’ un giorno di grande noia. La campagna è grigia come gli orizzonti vuoti. Il nostro furgone viaggia rapido sulle tangenziali che delimitano i confini della periferia con i campi incolti. Con Ben cerco le solite mucche, forse cavalli, mi basterebbe un asino. Berto mi ha mandato in perlustrazione. La solita. Parliamo poco, donne in giro non ce ne sono, gli argomenti di conversazione si assottigliano. Combatto contro il sonno e tengo le mani ben salde sul volante. Se non trovo almeno un contadino sul trattore sono fottuto. Sul furgone i tecnici della televisione hanno installato un cb, cioè una radioricetrasmittente che ci consente di ricevere chiamate dai colleghi in redazione. Chissà mai che non succeda qualcosa. Non è proprio un telefono, i telefonini sono un’invenzione ancora molto lontana, ma è un passo avanti sulla “strada del progresso”, come ha detto Berto. Il cb in genere è fuori onda, non è cioè mai collegato sul canale di trasmissione giusto. Lo manomettono un po’ tutti. Il garagista che passa la notte a parlare con altri fanatici, i tecnici che “smanettano” in continuazione, Ben che spera di ascoltare musica. Per di più è poco potente, non arriva oltre la periferia della città. Perciò quando andiamo per mucche dobbiamo trovarle tra un supermarket e l’estrema propaggine di un campo di mais. Altrimenti Berto mi rimprovera di essere uscito dal recinto.

Siamo fermi ai bordi di una roggia asciutta. “L’ultimo canale di Torino”. Già mi vedo il servizio. Fa schifo, ma per noi può andare. La mattina scorre veloce e sul nastro non abbiamo che un paio di bambini straccioni delle Vallette che si menano. Ben filma quella pozza d’acqua stagnante con la stessa cura con cui poserebbe l’occhio sul Nilo. Il sole pallido che si riflette, l’aria che scuote i fili d’erba, un ammasso d’immondizia che si stende su una delle rive. Passeggio e provo ad immaginarmi che cosa potrei scrivere. Niente. Sono così assorto sulla fanghiglia che ricopre quello che mille anni fa doveva essere il letto di un torrente che non sento la radio “grattare”. Il furgone è parcheggiato in uno spiazzo sterrato, con le gomme adagiate su un tappeto di preservativi. Ben voleva riprenderli. Con la telecamera.

Gracida la radio e finalmente la sento. Lascio Ben sul guado della merda e inserisco il canale di trasmissione.

“Pronto, pronto qui c1zetaemme chiama c2zetaemme. Rispondete. Passo”. Riconosco il collega che parla.

“Myday, myday” rispondo.

“Dove sei? Passo” dicono dalla redazione.

“Sul Nilo. Passo”.

“Dove? Passo”.

“Non importa. Passo”.

“Ho capito. Sei per vacche. Lascia perdere tutto e volate alla scuola di amministrazione aziendale. C’è stato un assalto delle Br. Capito? Br. Assalto. Passo”.

Fine della trasmissione. Non so se esultare o strapparmi i capelli. Le Br sono una fonte di notizie inesauribile e noi siamo qui a scandagliare la più fetente roggia di tutto il Piemonte. Urlo a Ben di mollare quello che sta facendo. Non capisce, studia un’inquadratura sulla melma come se fosse Antonioni.

“Vieni via, cazzo!” grido con il motore acceso.

Finalmente salta a bordo. Siamo lontani qualche decina di chilometri, arriviamo alla scuola assaltata con il motore che puzza come una friggitoria. Siamo i primi. O quasi. O meglio il collega della televisione “concorrente” già sul posto è Roberto Biasiol, meglio noto come “il cuoco di Telemontecarlo”. Che tristezza. Il “cuoco” sulle Br è impacciato. Aspetta ancora che il suo operatore monti le apparecchiature. Ben invece è veloce. Mollo la friggitoria con il cofano che fuma e in una manciata di secondi siamo dentro la scuola. I terroristi hanno compiuto uno degli assalti più selvaggi che si siano mai visti fino a quel momento. Sono entrati, hanno bloccato le uscite, preso in ostaggio l’intera aula magna con studenti e professori, e portato una decina di persone nei cessi per gambizzarle una alla volta. Una sequenza orrenda. Mi aggiro per i corridoi, parlo con gli studenti, con i bidelli. Un po’ alla volta, con i cronisti dei giornali, ricostruiamo la storia. Stiamo per andarcene quando Ben mi indica la porta delle toilette. Davanti non c’è nessuno. Intorno una gran confusione di agenti, carabinieri, commissari. Entriamo e siamo gli unici. Lo spettacolo è di quelli che non si dimenticano più. La latrina della gambizzazione. C’è sangue dappertutto. Sui muri, sui lavandini, nei pisciatoi. La vista non è confortante, mi sento a disagio, mi domando che cosa ci faccio lì. In fin dei conti dovrei essere con le mie mucche. Ben filma tutto con una meticolosità ragionieristica. Si sofferma anche sui particolari. La visita dura un minuto, il tempo ad un poliziotto per capire che qualcuno è entrato dove non dovrebbe. Filiamo via veloci, con materiale esclusivo. Ce n’è in abbondanza per fare tre edizioni straordinarie, ma so già Berto non ci farà dire nulla, finché non avrà letto quello che pubblicherà Stampa Sera. Il TG3 della Rai non esiste ancora, se ci fosse aspetteremmo anche lui.

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